Qualcosa di umano

Da quando ero arrivata in città pensavo spesso, durante le mie passeggiate, che anche le piante, come gli uomini, fossero iperprotette negli ambienti metropolitani.
Si tratta di una differenza notevole rispetto alla vegetazione di montagna, che conoscevo molto bene. Erano creature palesemente vigorose e con qualcosa di magico, possedevano una forza enorme e arcana che avrebbe permesso loro di ricrescere sempre, anche se qualcuno ne avesse attinto a piene mani: non si consumavano mai, ma se li si trattava con arroganza, questa poteva trasformarsi in un’insidiosa energia venefica, in grado di soggiogare l’uomo fino a nuocergli. Mi sembrava invece che nelle città le povere piante fossero prive di mordente, eppure straordinariamente ricettive rispetto agli esseri umani.
Un po’ come la pelle che, non appena la trascura, sviluppa discromie e brufoli, così anche i cactus di città perdono in poco tempo il loro bel colorito a seconda delle cure che ricevono. Qualche volta ho pensato che fosse solo una mia impressione. In parte potrebbe essere così. La percentuale di fogliame in questo tipo di pianta è minima, quindi si tende a osservarle più nel dettaglio e ci si scopre anche troppo attenti alle variazioni di colore e lucentezza. Rispetto a quelle di montagna, le piante di città sono senz’altro più sensibili all’amore di noi umani: hanno imparato a nutrirsene così come le altre si sforzano di ingrossare le radici e allargare la superficie delle foglie per farsi raggiungere dai raggi del sole. Avevo capito che anche nei giardini più disastrati c’erano piante capaci di rallegrare lo spirito di chi le guardava, che rispondevano all’amore e alle cure emanando una luce speciale. Si può dire che avessero qualcosa di umano. Non avevo mai visto piante di quel genere, per me erano state una vera sorpresa.
Così come io stessa provavo a inventarmi la maniera più giusta di vivere in città, anche le piante cercavano motivi di piacere e fonti di energia. Non c’era il senso di soggezione che avvertivo in montagna, ma una famigliarità, semplici bagliori in grado di regalarmi il sorriso. Gli esseri viventi fanno di tutto pur di procurarsi ciò di cui hanno bisogno: un istinto squisitamente materiale – e bello.

Il dolore, le ombre, la magia, Banana Yoshimoto
I Narratori, Giangiacomo Feltrinelli Editore 2014

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