La sedia vicina alla finestra

Spesso giaceva lì per intere nottate, non dormiva neanche un minuto e raspava sul cuoio per ore ed ore. Oppure, senza preoccuparsi della fatica, spingeva una sedia vicino alla finestra, si arrampicava sul davanzale e stava lì affacciato, appoggiato alla sedia, evidentemente per un vago ricordo del senso di liberazione che aveva provato un tempo ogni volta che si affacciava a guardare fuori. Infatti, di giorno in giorno le cose, anche le più vicine, gli apparivano sempre meno chiare; spesso un tempo aveva maledetto l’ospedale, di fronte, la cui vista era troppo frequente, ed ora non riusciva più neanche a scorgerlo; e se non avesse saputo con certezza che la via in cui abitava era la Charlottenstrasse, via silenziosa ma del tutto cittadina, avrebbe potuto credere che la sua finestra desse su una landa desolata, nella quale il cielo grigio e la grigia terra si confondevano indistinguibilmente. Alla solerte sorella bastò notare due volte la sedia vicina alla finestra: da allora in poi, dopo aver fatto la stanza, rimise sempre la sedia vicino al davanzale, e lasciò anche aperte le imposte interne.

La metamorfosi
in: “Romanzi e racconti”, Franz Kafka
Gherardo Casini Editore 1988

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