Lo prese la paura

Dapprima voleva uscire dal letto con la parte inferiore del corpo, ma questa parte, che lui del resto non aveva ancora mai visto e che non riusciva ad immaginare esattamente; si dimostrò troppo difficile da muovere; si muoveva così lentamente; e quando alla fine, riunendo tutte le forze, si spinse avanti senza riguardi, aveva scelto male la direzione: urtò con violenza ai piedi del letto, e l’acuto dolore che provò gli insegnò che proprio la parte inferiore del suo corpo per il momento era la più sensibile.
Allora cercò di tirar fuori dal letto prima il tronco e volse cautamente la testa verso la sponda. Ci riuscì facilmente, e malgrado la su larghezza e il suo peso, tutta la massa del corpo alla fine seguì il movimento della testa. Ma quando finalmente tenne la testa fuori dal letto nell’aria aperta, lo prese la paura di continuare così, perché se si fosse lasciato cadere in quel modo si sarebbe certo fracassato la testa, a meno che non accadesse un miracolo. E a nessun costo avrebbe potuto perdere i sensi proprio in quel momento, piuttosto sarebbe rimasto a letto.
Ma quando, con altrettanta fatica, sospirando, si fu rimesso a giacere come prima, e vide di nuovo le sue zampine lottare tra di loro con accanimento forse ancora maggiore e non vide alcuna possibilità di portare pace e ordine in quella anarchia, tornò a dirsi che era impossibile restare a letto, e che la cosa più ragionevole era sacrificare tutto, se in questo modo c’era la pur minima speranza di liberarsi da lì. Allo stesso tempo non trascurò di ammonirsi che una calma e tranquilla decisione era molto meglio di una risoluzione disperata. In momenti simili volgeva gli occhi fuori dalla finestra, ma purtroppo in quel momento la vista della nebbia mattutina, che avvolgeva perfino il lato opposto della stretta strada, non poteva dare fiducia né allegria. «Già le sette», si disse al nuovo rintocco della sveglia, «sono già le sette e c’è ancora tanta nebbia». E rimase fermo per un po’ col respiro leggero, come se si aspettasse dalla calma completa il ritorno della situazione reale ed ovvia.

La metamorfosi
in: “Romanzi e racconti”, Franz Kafka
Gherardo Casini Editore 1988

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