Non guardare da quella parte!

In anticamera la signora Grubach, che non sembrava affatto consapevole della propria colpa, aprì la porta a tutta la compagnia, e lo sguardo di K. scese, come spesso accadeva, fino al nastro del suo grembiule, che affondava profondamente, senza alcuna necessità, nel suo corpo grasso. In basso, K. con l’orologio in mano, decise di prendere un automobile, per non aumentare senza necessità il ritardo che era già di mezz’ora. Kaminer corse all’angolo della strada per chiamare la vettura, gli altri cercarono palesemente di distrarre K., quando improvvisamente Kullich indicò il portone di fronte, nel quale era appena apparso l’uomo alto con la barbetta bionda, che in un primo momento, imbarazzato di mostrarsi in tutta la sua altezza, indietreggiò e si appoggiò al muro. I vecchi dovevano essere ancora sulla scala. K. si arrabbiò perché Kullich richiamava la sua attenzione sull’uomo che lui stesso aveva già notato, anzi se l’era quasi aspettato. “Non guardare da quella parte!”, esclamò, senza accorgersi di quanto singolare fosse quella intimazione rivolta a gente che non dipendeva da lui. Tuttavia non ci fu bisogno di alcuna spiegazione, perché proprio in quel momento arrivò la vettura, si sedettero e partirono. K. si accorse che non aveva notato quando se n’erano andati l’ispettore e le guardie, l’ispettore prima gli aveva nascosto i tre impiegati e adesso a loro volta gli impiegati l’ispettore. Il fatto denotava una scarsa presenza di spirito e K. si propose di fare più attenzione, in seguito, a questo proposito. Tuttavia si voltò ancora una volta senza volerlo, sporgendosi verso il lunotto posteriore della macchina, cercando di vedere ancora l’ispettore e le guardie. Ma subito si rigirò e si accomodò nell’angolo della macchina senza aver neanche provato a vedere qualcuno. Anche se non sembrava, proprio allora avrebbe avuto bisogno di parole di conforto, ma gli altri sembravano stanchi, Rabensteiner guardava verso destra fuori dalla macchina, Kullich a sinistra, e solo Kaminer era a disposizione con le sue smorfie, delle quali purtroppo il senso di umanità vietava di ridere.

Il processo
in: “Romanzi e racconti”, Franz Kafka
Gherardo Casini Editore 1988

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