Chi osava aggredirlo in casa sua?

Che gente era quella? Di che cosa parlavano? Da quale autorità dipendevano? Eppure K. viveva in uno stato di diritto, la pace regnava dappertutto, tutte le leggi erano valide, chi osava aggredirlo in casa sua? Egli tendeva a prendere le cose sempre il più possibile alla leggera, a credere al peggio solo quando arrivava il peggio, a non avere preoccupazioni per il futuro, neanche quando tutto sembrava minaccioso. Ma adesso questo non gli sembrava giusto; certo, si poteva interpretare il tutto come uno scherzo, uno scherzo di cattivo gusto inscenato dai colleghi della banca per motivi sconosciuti, forse perché quello era il suo trentesimo compleanno; questo era naturalmente possibile, forse doveva solo ridere per qualsiasi motivo in faccia alle guardie, e quelle avrebbero riso con lui, forse erano fattorini giù dell’angolo, non sembravano molto diversi e tuttavia questa volta, fin dalla prima occhiata alla guardia Franz, K. era deciso a non rinunciare al minimo vantaggio che forse possedeva nei confronti di quella gente. Il fatto che in seguito si sarebbe detto che non aveva capito lo scherzo sembrava a K. un pericolo minimo, e tuttavia si ricordava, anche se non era sua abitudine imparare dall’esperienza, di alcuni casi, in sé insignificanti, in cui, a differenza dei suoi amici, deliberatamente e senza nessuna preoccupazione per le conseguenze possibili si era comportato in modo imprudente, ed era stato poi punito dai risultati.Non doveva più succedere, almeno non questa volta; se quella era una commedia, avrebbe recitato anche lui.

Il processo
in: “Romanzi e racconti”, Franz Kafka
Gherardo Casini Editore 1988

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