Al premio Oscar Ennio Morricone

Erano quasi le 5.25 di lunedì 29 febbraio in Italia, un giorno che noi dobbiamo attendere quattro anni per vederlo segnato sul calendario. Ma quanti anni ha dovuto aspettare Ennio Morricone per ricevere quella statuetta dorata?

No, uno come lui non poteva accontentarsi dell’Oscar alla carriera consegnatogli nel 2007. Diciamo che non conta, perché è un po’ un premio di consolazione per un grande che non ne ha mai ricevuto uno e lo si fa per rimediare per non avergliene mai dato uno. E poi è un premio per artisti in tarda età. Direte: “Giusto! All’epoca Morricone aveva 78 anni”. Eh giusto no! Primo, perché non era a fine carriera. Per la serie: glielo diamo per quietarci la coscienza, perché non può più vincerlo nella vera competizione. Secondo, tanto meno lui era in declino e si stava preparando serenamente al trapasso. Ma che motivazione ridicola: “per i suoi magnifici e multiformi contributi nell’arte della musica per film”. Mi volete spiegare cosa significa? A me sa tanto di “Varie ed eventuali” e lo trovo sinceramente poco rispettoso nei confronti del Maestro e del suo genio. Almeno potevano sforzarsi di formulare una spiegazione più articolata. Una costa è certa: non avevano capito chi è Ennio Morricone.

Quindi? Io avrei detto loro: “Eh no! Non pensate di cavarvela così a buon mercato. Avete il dovere di essere più precisi”. Sì, il dovere. Ecco, ora sono stati più precisi. In una vera competizione, il Maestro ha ricevuto il premio Oscar per la colonna sonora del film “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino, il regista più cool che è anche il più intelligente, perché ha capito che il vecchio Maestro era tanto cool quanto lui. Non solo, ne ha riconosciuto pubblicamente l’immensa grandezza con parole uniche alla conquista del terzo Golden Globe, che lui ha ritirato a nome del Maestro.

Per quel che mi riguarda Morricone è il mio compositore preferito e quando parlo di compositore non intendo quel ghetto che è la musica per il cinema, ma sto parlando di Mozart, di Beethoven, di Schubert.

Le altre contendenti alla statuetta erano colonne sonore di tutto rispetto, relative ai film: Il ponte delle spie, Carol, Sicario, Star Wars: il risveglio della Forza. Così, Morricone ha trionfato con tanto di standing ovation a 87 anni (numeri invertiti rispetto al 78 del 2007), divenendo l’artista più anziano premiato nella storia degli Oscar. Un uomo, un musicista, che ha ancora molto da dire se corpo e mente resistono. Non una brillante mente un po’ old style, ma un artista contemporaneo che in un’intervista di Repubblica datata 23 marzo 2014, alla domanda di Antonio Gnoli Viviamo in una società del rumore che ha sconfitto il silenzio. Cosa le suggerisce? lui ha riposto:

Non condannerei il rumore. È una risorsa per la musica. I rumori non sono difetti, non sono errori. Non mi creano infelicità mentale. Non faccio che ascoltare rumori. Sono una fonte di ispirazione, perfino sgradevoli ma di brutale bellezza, densi di esperienza e di vita. Mi accorgo di concentrarmi, a volte, su qualche rumore particolare  –  il ronzio di un aereo per esempio  –  e di trasformarlo, nella tonalità in cui riesco a pensarlo, in una specie di canto interiore.

Questo è l’uomo che nella notte delle stelle ha ricevuto la statuetta dorata dalle mani di un altro grandissimo della musica, Quincy Jones. Accanto al figlio Andrea, che ha seguito le sue orme e con lui collabora, il Maestro è apparso visibilmente commosso nel suo ringraziamento in italiano, tradotto dal figlio in inglese, con una dolcissima dedica finale all’amata moglie Maria.

Ha vinto alla sua sesta candidatura, dopo “I giorni del cielo”, “Mission», “Gli intoccabili”, “Bugsy” e “Malena”. La mia colonna sonora del cuore è quella di “Mission” (1986), film di Roland Joffé, interpretato da stelle di prima grandezza, come Robert De Niro, Jeremy Irons e Liam Neeson. Un’armonia tanto struggente e così profondamente spirituale che raggiunge l’anima come una preghiera per togliere tutto il dolore che vi alberga dentro.

Lunga vita al Maestro Ennio Morricone!

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