Prometto di esserti fedele sempre

Io, accolgo te, come mia/o sposa/o.
Con la grazia di Cristo, prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.

Formula del matrimonio religioso
(cattolico)

Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.
Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.
Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

Formula del matrimonio civile
Art. 143 CC – Diritti e doveri reciproci dei coniugi

Che sia religioso o civile, la formula del matrimonio espressa durante la cerimonia prevede l’obbligo alla fedeltà di entrambi i coniugi.
Oggi questo obbligo è argomento di discussione in merito al maxiemendamento al ddl Cirinnà sulle unioni civili, su cui il governo ha posto la questione di fiducia e di cui la prima chiama per il voto è prevista al Senato per le ore 19. Il fulcro è nello stralcio subito dall’obbligo alla fedeltà, insieme allo stepchild, per ottenere il consenso del Nuovo Centro Destra. Questo mi ha portato a riflettere sul significato in sé dell’obbligo alla fedeltà.

Devo ammettere che ogni volta sorrido quando lo sento declamare durante un matrimonio. Il mio sorriso si allarga ancora di più se vengono pronunciare le fatidiche parole “prometto di esserti fedele sempre” dagli sposi, non per cinismo ma perché lo considero tra le più alte forme di ipocrisia della nostra società.

Ho letto un articolo sul perché si parla dell’obbligo di fedeltà che riporta una sentenza del 2008 della Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione con un’interessante interpretazione del concetto di fedeltà.

«L’obbligo della fedeltà è da intendere non soltanto come astensione da relazioni extraconiugali, ma quale impegno, ricadente su ciascun coniuge, di non tradire la reciproca fiducia ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che dura quanto dura il matrimonio». In questa sentenza il concetto di “fedeltà” è molto simile a quello di “lealtà” e, si legge, «impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. In questo quadro l’infedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia che si traduce nella capacità di sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia e dal sodalizio che su di esso si fonda».

Il mio pensiero si trova perfettamente in linea con la sentenza, perché il tradimento ha un aspetto poliedrico all’interno del matrimonio ed è limitante confinarlo solo alla sfera sentimentale che ricordo prevede anche il tradimento mentale. Perché così è e non perché io ne condivida lo spirito. Tanto è vero che ho accuratamente evitato di sposarmi.

Allora l’estensione dell’obbligo alla fedeltà si allarga a macchia d’olio sulla vita dei due coniugi da renderne quasi impossibile non trasgredirlo. Personalmente, conosco solo una coppia sulla quale mi sentirei di mettere la mano sul fuoco sulla loro totale fedeltà. E fatta con amore, perché va considerato anche come si è fedeli. Ci sono persone che hanno un così alto senso del dovere che sono pronti ad immolare se stessi all’estremo, senza che il loro sacrificio sia dovuto all’amore per il coniuge a cui sono stati devoti tutta la vita.

Quindi ciò mi porta a pensare che la quasi totalità delle persone sposate non abbia mantenuto la promessa davanti allo Stato e, peggio per chi è credente, davanti a Dio verso cui loro hanno commesso un grave peccato. E tanti poi sono quelli che si sono macchiati di spergiuro, di certo un peccato ancora più grave davanti a Dio se si sono sposati in Chiesa, perché hanno già tradito la fidanzata con l’intenzione di continuare a tradire la moglie. Magari hanno anche avuto l’amante presente alla cerimonia. C’è chi si tradisce il giorno delle nozze, prima di andarsi a sposare o durante il banchetto nuziale. Dai racconti di una mia amica, che per anni ha lavorato in villaggi turistici per una nota multinazionale, ho scoperto che c’è un numero impressionante di freschi sposi che si tradiscono senza remore durante il viaggio di nozze.

Apro una parentesi sulla tesi che il matrimonio non dovrebbe essere accordato a persone dello stesso sesso, perché si fonda sull’unione di una donna e di un uomo. Tra le tante obiezioni che potrei sollevare, vorrei solo sottolineare che il matrimonio è un contratto che si fa con la società per essere dalla stessa riconosciuti come nucleo famigliare. E sin dalle sue origini è stato soprattutto un contratto commerciale per tutelare gli interessi di due famiglie. Io sono dell’opinione che le persone che si amano non hanno  bisogno per se stessi di sposarsi ma spesso sono costretti a farlo perché gli vengano riconosciuti dei diritti che dovrebbero essere inalienabili. Diritti come poter assistere la persona che si ama quando viene ricoverata in ospedale e tutto ciò che ne consegue. E quando due persone si amano e scelgono di condividere la loro esistenza dovrebbero avere tutti i diritti per fare qualunque cosa decidano di fare in comune accordo. In questo modo mi immagino una società civile.

Ma il punto non è la questione morale a cui non sono interessata. È che si tratta di una questione personale. Nessuno ha il diritto di intromettersi nel modo in cui due persone vogliono gestire il loro matrimonio, che lo facciano per reciproco accordo o anche inconsciamente. Nessuno deve decidere come si debbano amare, entrando abusivamente nella loro camera da letto, e quanto il loro rapporto possa essere esclusivo. Loro sono gli artefici del futuro comune ma con altri obblighi, come di provvedere economicamente a una vita decorosa per entrambi, di accudire il coniuge malato e di avere cura dei figli che eventualmente nasceranno, perché i figli sono sacri e i minori vanno tutelati per legge. Il resto è una faccenda privata che può essere valutata nelle aule dei tribunali quando uno o entrambi i coniugi lo richiedano.

In definitiva, io sono per stralciare l’obbligo alla fedeltà nel rito matrimoniale, sia religioso sia civile, così come dal Codice Civile. Obbligo è di per sé parola dalla valenza negativa e induce a trasgredire soprattutto nell’intimità.

L’Italia così com’è appare una Repubblica fondata sul tradimento, e non solo su quello matrimoniale.

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