I miei occhi

Se mi guardo allo specchio scopro che i miei occhi sono solo appoggiati al resto del viso; essi non ne fanno parte come ciò che alla faccia manca perché sia completa, ma sembra piuttosto che qualcuno ce li abbia sbadatamente lasciati, ripromettendosi in seguito di tornare ad incastrarli a dovere. Mi domando se non se ne accorgano anche gli altri e, se realmente se ne accorgono, come facciano a non aver pena di uno che ha gli occhi solo appoggiati alla faccia. Preferirei la loro pena, perfino il loro disprezzo, all’indolente indifferenza che leggo nei loro occhi al mio passaggio. Nemmeno sembrano accorgersi che in me ci sia una vita vera e propria, a parte quel moto persistente ed inutile, presente in tutti gli esseri muniti di arti inferiori e superiori. Eppure non devono essere malvagi, li vedo scherzare fra loro, sorridere, perfino scambiarsi reciproci gesti d’affetto e di simpatia.

La mia inseparabile compagna, Luciano Allamprese
in: “Italiana. Antologia dei nuovi narratori”, AA.VV.
Oscar Mondadori 1991

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