Per un istante brevissimo

Nei libri incontro personaggi con cui vorrei uscire a bere un caffè. Poi, ce ne sono altri di cui percepisco la distanza fra me e loro. A volte per il contesto, altre per il carattere o per le azioni; oppure, come succede con le persone in carne e ossa, è un rifiuto “a pelle”, senza un particolare motivo.
Talvolta accade che, proseguendo la lettura su un personaggio lontano da me, vengo sorpresa dal trovarmi a un incrocio, in cui si passa entrambi. Un incrocio che è un punto d’incontro di due parallele che in teoria non si sarebbero dovute congiungersi mai, se non idealmente sulla linea dell’orizzonte. Eppure, in una particolare circostanza o per merito di uno stato d’animo ci si trova uno di fronte all’altro a raccontarsi.
Ecco, con il protagonista di “La mia inseparabile compagna” di Luciano Allamprese è stato un rifiuto “a pelle” e, sì, a un tratto ci siamo incontrati.
Riporto di seguito quanto lui mi ha detto.

Passano i giorni – e meno male; è la mia sola, attuale, certezza: che debbono passare. Per quanto lunghi, per quanto insensatamente penosi, questi giorni dovranno passare.
E mi sfiora la bocca un sorriso. Per un istante brevissimo posso dirmi felice. Per un istante brevissimo; perché, pronta, la logica mi inchioda a un’ammissione: questa permanenza lontano da tutti, questa esclusione dal mondo, questa diaspora, per così dire, da ogni compromesso affettivo come sociale sono io ad averla decisa e di conseguenza non c’è un termine a cui appellarmi, un conto alla rovescia, una metà alla quale, anche se con lentezza, avvicinarmi. Quando la sera l’occhio cade sul grande specchio adiacente al letto che spietatamente rivela la rigida pochezza del mio corpo, non posso fare a meno di chiedermi, se sia proprio io quella cosa macilenta e solitaria che si è sdoppiata da me, a me sempre più estranea, quasi ostile, ospite mai invitata ma inevitabile. E il sonno si spegne.

La solitudine può essere una scelta come nel nostro caso, può essere passeggera o duratura. Su quest’ultima siamo d’accordo a non volerla entrambi, ma il mio isolamento è meno assoluto del suo e non è causato dallo stesso motivo.
Tuttavia, anche se io più spesso mi sento felice, ha portato cambiamenti sul mio corpo da farmelo sentire estraneo e quasi ostile.
E solo a volte il sonno si spegne.

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